I Romani lo chiamavano semplicemente “tuber”, che in latino significa gonfiore, bitorzolo. Aristotele ed altri autori antichi come Pitagora gli attribuirono facoltà afrodisiache, Plutarco era convinto che si formasse in seguito a turbolenze atmosferiche, col favore di tuoni e fulmini, che derivasse da strane radici vaganti staccatesi dalle piante madri, o grumi prodotti da fermentazioni della terra. Solo verso il secolo XII cominciò ad usarsi il nome ‘terrae tuffolae” che si contrae in “tartuffole”, da cui “tartufo”. La storia del tartufo affonda le sue radici in epoche così remote da rendere difficile la realtà dalla fantasia. Pare comunque certo che, già tremila anni prima di Cristo, i Babilonesi fossero attratti da questo “misterioso” dono della natura. Si trattava presumibilmente, del tipo Tarfezia Leonis, che ancor oggi è possibile trovare in quelle terre sabbiose e che allora doveva essere molto diffuso in tutti gli arenili dell’Asia Minore. In tutta l’antichità, la particolarità di questo fungo ipogeo, classificato oggi come appartenente alla classe degli ascomiceti, ordine Tuberales, genere Tuber, che vive sotto terra senza apparenti radici, lo rese ancora più desiderabile e moltiplicò le leggende sulle sue origini e qualità divine. Il suo prezzo era già allora elevatissimo e la sua presenza sulla tavola era indice di nobiltà e potenza di coloro che l’offrivano. Si era certi del suo potere afrodisiaco e infatti era stato dedicato dai pagani a Venere. Tale convinzione è durata per molti secoli ed è sta avvallata da celebri pensatori e studiosi, quali Pitagora e Galeno, che addirittura dice: “..il tartufo è molto nutriente e può disporre della voluttà..”. La data fondamentale nello studio del tartufo è il 1831, anno della pubblicazione della Monografia tuberacearum di Carlo Cittadini, opera in cui sono le basi dello studio moderno del tartufo, prescindendo dalla terminologia e da alcune imprecisioni rettificate in seguito. Cittadini descrive la maggior parte delle specie di tartufo in maniera sistematica e fondata su criteri scientifici, eliminando così la confusione esistente. A riconoscimento del suo lavoro, il nome scientifico di moltissimi tartufi termina con il suo nome Tuber melanosporum Cittadini (tartufo nero pregiato) , tuber Borchii Cittadini (tartufo bianchetto) e altri ancora.