{"id":1299,"date":"2021-11-05T10:29:46","date_gmt":"2021-11-05T09:29:46","guid":{"rendered":"https:\/\/ueaitalia.com\/?page_id=1299"},"modified":"2021-12-04T13:14:40","modified_gmt":"2021-12-04T12:14:40","slug":"tartufo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ueaitalia.com\/index.php\/tartufo\/","title":{"rendered":"Tartufo"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row full_width=&#8221;stretch_row&#8221; parallax=&#8221;content-moving&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1476095426475{padding-top: 100px !important;padding-bottom: 50px !important;background-color: #081619 !important;}&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;100px&#8221;][vc_custom_heading text=&#8221;Il TARTUFO&#8221; font_container=&#8221;tag:h1|font_size:60|text_align:left|color:%23ffffff&#8221; use_theme_fonts=&#8221;yes&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1636105292422{padding-bottom: 10px !important;}&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row img_halfrow=&#8221;yes&#8221; halfrow_image=&#8221;1368&#8243; img_columns=&#8221;6columns&#8221; img_position=&#8221;imgright&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_custom_heading text=&#8221;Un po\u2019 di storia&#8221; font_container=&#8221;tag:h2|font_size:50|text_align:left&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Romani lo chiamavano semplicemente \u201ctuber\u201d, che in latino significa gonfiore, bitorzolo. Aristotele ed altri autori antichi come Pitagora gli attribuirono facolt\u00e0 afrodisiache, Plutarco era convinto che si formasse in seguito a turbolenze atmosferiche, col favore di tuoni e fulmini, che derivasse da strane radici vaganti staccatesi dalle piante madri, o grumi prodotti da fermentazioni della terra. Solo verso il secolo XII cominci\u00f2 ad usarsi il nome \u2018terrae tuffolae\u201d che si contrae in \u201ctartuffole\u201d, da cui \u201ctartufo\u201d. La storia del tartufo affonda le sue radici in epoche cos\u00ec remote da rendere difficile la realt\u00e0 dalla fantasia. Pare comunque certo che, gi\u00e0 tremila anni prima di Cristo, i Babilonesi fossero attratti da questo \u201cmisterioso\u201d dono della natura. Si trattava presumibilmente, del tipo Tarfezia Leonis, che ancor oggi \u00e8 possibile trovare in quelle terre sabbiose e che allora doveva essere molto diffuso in tutti gli arenili dell\u2019Asia Minore. In tutta l\u2019antichit\u00e0, la particolarit\u00e0 di questo fungo ipogeo, classificato oggi come appartenente alla classe degli ascomiceti, ordine Tuberales, genere Tuber, che vive sotto terra senza apparenti radici, lo rese ancora pi\u00f9 desiderabile e moltiplic\u00f2 le leggende sulle sue origini e qualit\u00e0 divine. Il suo prezzo era gi\u00e0 allora elevatissimo e la sua presenza sulla tavola era indice di nobilt\u00e0 e potenza di coloro che l\u2019offrivano. Si era certi del suo potere afrodisiaco e infatti era stato dedicato dai pagani a Venere. Tale convinzione \u00e8 durata per molti secoli ed \u00e8 sta avvallata da celebri pensatori e studiosi, quali Pitagora e Galeno, che addirittura dice: \u201c..il tartufo \u00e8 molto nutriente e pu\u00f2 disporre della volutt\u00e0..\u201d. La data fondamentale nello studio del tartufo \u00e8 il 1831, anno della pubblicazione della Monografia tuberacearum di Carlo Cittadini, opera in cui sono le basi dello studio moderno del tartufo, prescindendo dalla terminologia e da alcune imprecisioni rettificate in seguito. Cittadini descrive la maggior parte delle specie di tartufo in maniera sistematica e fondata su criteri scientifici, eliminando cos\u00ec la confusione esistente. A riconoscimento del suo lavoro, il nome scientifico di moltissimi tartufi termina con il suo nome Tuber melanosporum Cittadini (tartufo nero pregiato) , tuber Borchii Cittadini (tartufo bianchetto) e altri ancora.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_empty_space height=&#8221;100px&#8221;][vc_custom_heading text=&#8221;Cos\u2019\u00e8 il tartufo?&#8221; font_container=&#8221;tag:h2|font_size:50|text_align:center&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">E&#8217; un fungo che vive sottoterra , costituito da una massa chiamata \u201cgleba\u201d rivestita dal \u201cperidio\u201d. I tartufi si dividono principalmente in due famiglie, le tuberacee e le terfeziacee, quelle pi\u00f9 ricercate appartengono alla specie delle tuberacee. Essi vivono in simbiosi con determinati tipi di piante, molto comuni nei nostri boschi quali: faggi, querce, pioppi, salici, e a volte con le conifere. Naturalmente la pianta in simbiosi con il tartufo conferisce al medesimo il gusto, il profumo e la colorazione particolare. La forma \u00e8 invece dovuta alle caratteristiche del terreno, in relazione alla morbidezza o sofficit\u00e0. Pur classificati come ipogei, i nostri tartufi a volte possono anche affiorare dal terreno come per altri tipi di funghi. Tutti i funghi hanno come caratteristica comune la mancanza assoluta di clorofilla, e di conseguenza non potendo elaborare la sostanza organica necessaria al loro sviluppo, la traggono da altri organismi, vivi o morti, divenendo cos\u00ec parassiti o saprofiti, oppure costituiscono con l&#8217;ospite vivente una simbiosi mutualistica o comunit\u00e0 biologica, perch\u00e9 entrambi traggono qualche vantaggio dalla loro unione.<br \/>\n\u00c8 questo fenomeno che prende il nome di \u201cmicorrizia\u201d.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][vc_custom_heading text=&#8221;Principali qualit\u00e0 di tartufo&#8221; font_container=&#8221;tag:h2|font_size:50|text_align:center&#8221;][vc_empty_space height=&#8221;30px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_tta_tour][vc_tta_section title=&#8221;Tuber magnatum Pico&#8221; tab_id=&#8221;1636130678313-987203a7-94bb&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il tartufo pi\u00f9 conosciuto nel mondo. L\u2019odore \u00e8 gradevole, aromatico, non troppo pungente. Matura in inverno, da novembre a marzo. Cresce in Umbria, Marche, Toscana, Lazio e nelle aree pi\u00f9 riparate del Veneto, della Lombardia, del Trentino, del Piemonte e della Liguria. Questo tartufo, infatti, predilige i terreni derivati dalla decomposizione di rocce del secondario (mesozoico), assenti nella nostra regione. Le aree tipiche della produzione sono, inoltre, caratterizzate da un clima di tipo mediterraneo. Le caratteristiche fisico-chimiche dei terreni di sviluppo, tuttavia, sono molto vicine a quelle dei terreni delle tartufaie di T.magnatum. Hanno, anch\u2019essi, reazioni sub alcalina (pH 7.5-8.5) e sono ricchi di carbonato di calcio (10-50%). Questi terreni sono in genere superficiali, ricchi di scheletro, con superficie soffice e porosa, che garantisce, oltre ad una buona aerazione del terreno, una facile penetrazione dell\u2019acqua piovana. Le piante simbionti del tartufo nero pregiato sono le querce (roverella, cerro, farnia, rovere e leccio), il carpino nero e il nocciolo.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;Tuber melanosporum Vittad&#8221; tab_id=&#8221;1636130678345-e9f25cd7-c361&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il pi\u00f9 pregiato tra i tartufi commestibili. L\u2019odore \u00e8 penetrante e gradevole e ricorda seppur vagamente quello del formaggio grana e dell\u2019aglio. Le loro dimensioni possono variare a maturit\u00e0 da quelle di un pisello a quelle di una grossa patata, che in qualche raro caso pu\u00f2 raggiungere il chilogrammo di peso. L\u2019epoca di maturazione va da settembre a dicembre. Il tartufo bianco pregiato cresce solo in Italia ed in Istria. In Italia \u00e8 presente soprattutto in Emilia Romagna, Piemonte, Marche, Molise e, seppur limitatamente, in Lombardia, Veneto, Toscana, Umbria, Abruzzo.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;Tuber brumale Vittad&#8221; tab_id=&#8221;1636130805305-4030fc19-1dfa&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I carpofori sono di dimensioni variabili da quelle di una nocciola a quelle di un\u2019arancia. L\u2019odore \u00e8 intenso, grato ma forte da cui il nome \u201cnero forte\u201d che negli esemplari maturi ricorda quello della rapa. Matura in inverno da gennaio ad aprile. Predilige terreni profondi, anche con un elevato contenuto di argilla e di solito ricoperti di muschio.\u00a0Rispetto alle altre specie non \u00e8 molto esigente tanto da tollerare terreni con ristagno idrico e con reazione chimica al limite del sub-acido. Le tartufaie si localizzano di preferenza al bordo di coltivi, nei prati ed anche nei giardini.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;Tuber aestivum Vittad&#8221; tab_id=&#8221;1636130870103-f32c837d-9e04&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I carpofori sono di medie dimensioni e variano da quelle di una noce a quelle di un\u2019arancia. L\u2019odore \u00e8 gradevole e delicato e ricorda quello delle nocciole. L\u2019epoca principale di maturazione va da giugno a settembre. In Italia \u00e8 presente ovunque si trovino terreni calcarei. Pu\u00f2 svilupparsi indifferentemente su terreni derivati dal disfacimento di rocce calcaree del Primario, del Secondario e del Terziario, e sui terreni eluviali e colluviali del Quaternario dalla pianura fino ai 1000 m s.l.m. Tollera i terreni argillosi, superficiali e sopporta contenuti di sostanza organica elevati. Anche da un punto di vista climatico \u00e8 meno esigente di T.melanosporum, Si adatta sia al clima mediterraneo, sia quello continentale e sopporta bene anche le basse temperature. Si pu\u00f2 legare in simbiosi micorrizzica con numerose piante, querce, carpini, noccioli e pini. Forma anch\u2019esso pianelli, seppure meno evidenti di quelli del tartufo nero pregiato<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;Tuber uncinatum Chatin&#8221; tab_id=&#8221;1636130933085-ffc289ac-139f&#8221;][vc_column_text]<strong>(tartufo uncinato o tartufo nero di Fragno)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha carpofori di grandi dimensioni variabili da quelle di un uovo a quelle di un\u2019arancia, talora pu\u00f2 superare i 10 cm di diametro. L\u2019odore ricorda quello delle nocciole ed \u00e8 pi\u00f9 gradevole e spiccato che in T.aestivum. Matura tutto l\u2019anno, ma prevalentemente da settembre a dicembre. \u00c8 un tartufo comune in Italia ed in Francia. In Italia \u00e8 frequente soprattutto al centro-nord ove \u00e8 particolarmente apprezzato e valorizzato. Ama i terreni calcarei talora molto ricchi di sostanza organica.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_tta_section][vc_tta_section title=&#8221;Tuber borchii Vittad. \/ T. albidum Pico&#8221; tab_id=&#8221;1636194920142-0d7dc43c-4bf9&#8243;][vc_column_text]<strong> {bianchetto)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un tartufo commestibile, detto comunemente bianchetto, tartufo marzuolo o tartufo di pineta in relazione al suo colore, all&#8217;epoca di maturazione e all\u2019habitat di sviluppo. Esso possiede corpi fruttiferi di piccole-medie dimensioni, che variano da quelle di un pisello a quelle di un&#8217;albicocca. L&#8217;odore \u00e8 forte e gradevole e ricorda quello dell&#8217;aglio. L&#8217;epoca di maturazione va da gennaio ad aprile. \u00c8 molto comune in Europa. In Italia \u00e8 presente in tutta la penisola in aree con situazioni pedoclimatiche assai diverse. \u00c8 uno dei tartufi meno esigenti: pur preferendo i terreni sabbiosi lo si ritrova anche in terreni franchi o decisamente argillosi e sopporta anche terreni a reazione neutra o sub-acida.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_tta_section][\/vc_tta_tour][\/vc_column][\/vc_row][vc_row equal_height=&#8221;yes&#8221; content_placement=&#8221;middle&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1475581325541{padding: 50px !important;background-color: #efefef !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1636195273657{background-image: url(http:\/\/ueaitalia.com\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/piante-da-tartufo.jpg?id=759) !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1475581464139{padding-top: 100px !important;padding-right: 35px !important;padding-bottom: 100px !important;padding-left: 35px !important;background-color: #2d2d2d !important;}&#8221;][vc_custom_heading text=&#8221;Coltivazione del tartufo&#8221; font_container=&#8221;tag:h1|text_align:left|color:%23ffffff&#8221; use_theme_fonts=&#8221;yes&#8221;][vc_separator color=&#8221;sandy_brown&#8221; align=&#8221;align_left&#8221; border_width=&#8221;3&#8243; el_width=&#8221;20&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1475581565130{margin-bottom: 15px !important;padding-top: 15px !important;padding-bottom: 15px !important;}&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #dedede;\">La coltivazione del tartufo non \u00e9 pi\u00f9 una chimera; in terra d&#8217;Italia essa \u00e8 presente da circa 25 anni e permette, a chi si volesse avventurare in tale impresa, di ottenere risultati concreti. Coloro che avranno costanza e passione avranno la possibilit\u00e0, nel giro di qualche anno, di avere ottimi risultati. Le tipologie di tartufi che vengono effettivamente coltivate sono il Tuber Melanosporum (Tartufo nero pregiato) ed il Tuber aestivum Vitt. (il tartufo estivo o scorzone). La micorrizia delle piante con spore di Tuber Magnatum Pico (tartufo bianco pregiato) risulta essere pi\u00f9 problematica. I tartufi che si ottengono dalla coltivazioni risultano spesso essere di qualit\u00e0 superiore a quelli trovati in natura; questo a causa delle condizioni privilegiate in cui crescono. I fattori determinanti per la nascita del tartufo (la pianta con cui le spore entrano in rapporto simbiotico, la terra, la quantit\u00e0 di acqua) vengono controllati passo dopo passo dando cos\u00ec luogo ad un prodotto di alta qualit\u00e0. UEA ITALIA forte della propria esperienza ventennale nel settore \u00e8 testimone che con una costante dedizione e il supporto di tecnici altamente qualificati si possono ottenere i primi risultati dopo soli 4 anni e comunque entrare in produzione con la propria tartufaia dal 4\u00b0 al 7\u00b0 anno dalla messa in dimora delle piante. Questo a riprova della concreta possibilit\u00e0 di ottenere risultati di cui andare fieri. UEA ITALIA vi assister\u00e0 passo dopo passo nella creazione della vostra tartufaia; nella fattispecie vi verr\u00e0 data assistenza per ci\u00f2 che riguarda: La selezione e l&#8217;acquisto delle piante micorrizate; la selezione<br \/>\ndelle piante micorrizate \u00e8 naturalmente il primo passo per la realizzazione della vostra tartufaia. Le piante che UEA ITALIA seleziona per voi hanno tutte una alta e certificata percentuale di micorriza, garanzia di risultati certi. Studio di impianto e messa in opera della tartufaia: UEA ITALIA dopo aver valutato la posizione, l&#8217;altitudine e il terreno, vi fornir\u00e0 tutta l&#8217;assistenza tecnica di cui avrete bisogno, aiutandovi e consigliandovi in modo da farvi ottenere risultati migliori evitando di incorrere nei tipici problemi che derivano dall\u2019inesperienza in materia.<\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row full_width=&#8221;stretch_row&#8221; parallax=&#8221;content-moving&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1476095426475{padding-top: 100px !important;padding-bottom: 50px !important;background-color: #081619 !important;}&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;100px&#8221;][vc_custom_heading text=&#8221;Il TARTUFO&#8221; font_container=&#8221;tag:h1|font_size:60|text_align:left|color:%23ffffff&#8221; use_theme_fonts=&#8221;yes&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1636105292422{padding-bottom: 10px !important;}&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row img_halfrow=&#8221;yes&#8221; halfrow_image=&#8221;1368&#8243; img_columns=&#8221;6columns&#8221; img_position=&#8221;imgright&#8221;][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_custom_heading text=&#8221;Un po\u2019 di storia&#8221; font_container=&#8221;tag:h2|font_size:50|text_align:left&#8221;][vc_column_text] I Romani lo chiamavano semplicemente \u201ctuber\u201d, che in latino significa gonfiore, bitorzolo. 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